I primi freddi invogliano a ricercare il caldo e morbido abbraccio di un capo in cashmere. Le declinazioni knitwear per questo filato pregiato sono infinite (gilet, cardigan, girocollo, collo a V, polo, lupetto e collo alto) e quindi adatte ad ogni occasione, ma la paura principale è sempre stessa: come posso sfruttare appieno la maglia in cashmere senza rischiare di rovinarla?

Il capo di cashmere è ovviamente un prodotto prezioso che, per quanto non sia così delicato come si potrebbe credere, necessita di cure specifiche che permettono di mantenere ed esaltare nel tempo morbidezza e resistenza. Vediamo come.

 

Non usare il capo di cashmere per più di due giorni di fila

Dopo un giorno, l’ideale è mantenerlo almeno un giorno arieggiato in un luogo fresco e steso su una superficie piana. Questo perché, più stressiamo le fibre, più la possibilità di causare il fenomeno del pilling aumenta. Nei punti di maggiore sfregamento, cioè, andranno a formarsi le tipiche piccole palline e dei pelucchi di lana causati dal calore del corpo.

Il pilling è comunque un processo fisiologico e non rappresenta un segno di qualità scadente perché il formarsi di questi pelucchi è destinato a ridursi nel tempo.

 

Lavaggio in acqua fredda e asciugatura su superficie piana

Il lavaggio ideale dovrebbe andare effettuato a mano, in acqua fredda o tiepida, senza ammollo con pochissima quantità di detergente per lana. Il capo va solitamente lavato rovesciato e, punto importantissimo, non va mai strizzato: dopo essere stato risciacquato va tamponato tra asciugamani e steso ad asciugare in ambiente asciutto, non al sole, su una superficie piana. Se appeso e lasciato con le maniche penzolanti, il capo infatti si deforma.

Il cashmere non ha bisogno di ammorbidente. Grazie alle caratteristiche del filato, lavaggi ripetuti lo rendono via via più morbido, a differenza della lana che, invece, con il tempo tende ad infeltrirsi.

 

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